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HardGreen.it Il Pneumatico Ecologico
 
IL TRIPLICE VANTAGGIO
Risparmio energetico,
ecologico ed economico.
Già in altre parti di questo sito si è parlato delle benemerenze che l’industria di ricostruzione di pneumatici ha acquisito sul triplice versante dell’energia, dell’ecologia e dell’economia.

Per documentare il rilevante contributo offerto dal settore su questi tre fronti, occorre partire dai livelli produttivi realizzati nel 1998 che risulta l’anno più depresso della storia della ricostruzione italiana di pneumatici, oltre che l’ultimo di questa rilevazione, limitatamente ai tre comparti più significativi. In quell’anno furono ricostruiti in Italia: 1.700.000 pneumatici per autovettura; 360.000 pneumatici per trasporto leggero e 900.000 pneumatici per autocarro.

Se per corrispondere alla domanda del mercato ricambi fosse stato venduto lo stesso quantitativo di pneumatici nuovi in sostituzione di quelli ricostruiti, si sarebbero prodotte le seguenti differenze:

Risparmio energetico
Per lo stesso volume di produzione, l’industria del nuovo avrebbe impiegato 71.400 tonnellate di materie prime (gomma naturale e sintetica, nero fumo, acciaio, rame, fibre tessili e artificiali, oli aromatici, prodotti chimici) in buona parte provenienti dalla importazione o dalla lavorazione di prodotti petroliferi, contro 20.000 tonnellate utilizzate dal ricostruito per il solo ripristino del battistrada consumato.

Il risparmio di materie prime che ne consegue è quindi di 51.400 tonnellate, cui si aggiunge il differenziale di contenuto energetico necessario per la produzione, stimato in 178.500 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio).

Questi risultati hanno una ricaduta molto positiva anche sulla bilancia commerciale del Paese che, con la ricostruzione di pneumatici e con il suo indotto nel 1998 ha ridimensionato il deficit accumulato dall’industria del pneumatico nuovo per effetto del negativo andamento import/export, deficit risultato pari a 343 miliardi di lire.

Infatti, l’esportazione di coperture rigenerate presenta un saldo attivo di oltre 47 miliardi di lire, cui si aggiunge quello derivante dalla esportazione di materiali non vulcanizzati per la ricostruzione pari ad oltre 65 miliardi di lire.
A queste cifre va sommato il saldo attivo acquisito anche dall’esportazione di macchinari e stampi, di cui manca la rilevazione per l’eterogeneità dei prodotti venduti all’estero, ma che si presume molto rilevante, data l'ottima reputazione di cui gode la tecnologia "Made in Italy" del settore nel mondo.

Risparmio ecologico
Sulla base degli stessi presupposti produttivi, la reimissione sul mercato del ricambio di 2.960.000 pneumatici ricostruiti ha sottratto alla discarica o ad altri sistemi di smaltimento distruttivo o nocivo una quantità pari a 51.800 tonnellate di pneumatici usati che con il solo rifacimento del battistrada consumato nel primo arco di vita del prodotto, sono stati restituiti alla loro originaria funzione.

Risparmio economico
Se al posto dei pneumatici ricostruiti l’utente-automobilista o autotrasportatore avesse dovuto sostituire quelli usurati con prodotti nuovi, avrebbe speso complessivamente 840 miliardi di lire, contro i 320 miliardi di lire effettivamente pagati, con un risparmio secco di 520 miliardi di lire, destinabili al finanziamento di altri consumi.

Sono queste le credenziali più significative con cui il pneumatico ricostruito chiede il suo rilancio, dopo la lunga crisi che lo ha portato ai minimi storici per una serie di ingiuste penalizzazioni strutturali, burocratiche e fiscali che occorre rimuovere al più presto se si vuole assicurare la sopravvivenza del settore.
 
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