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HardGreen.it Il Pneumatico Ecologico
 
LA STORIA DEL RICOSTRUITO
Perchè ricostruire
pneumatici usati
Un proverbio inglese sostiene che non sia saggio tagliare la testa al calvo soltanto perché ha perso i capelli.
Trasferita al mondo del pneumatico, questa massima conserva inalterata la sua saggezza. Non sembra infatti avere molto senso distruggere un prodotto ad elevato contenuto energetico, soltanto perché durante il suo primo ciclo di vita ha perduto sulla strada quei pochi millimetri di gomma battistrada.

Rotondo per rotolare ed elastico per ammortizzare, il pneumatico è l’unico punto di contatto tra il veicolo ed il suolo.
Questa sua funzione primaria viene assicurata da una struttura formata da materiali compositi tenuti insieme da un processo industriale molto complesso, che deve assembleare e vulcanizzare circa 200 materie prime diverse per fabbricare semi lavorati, la cui proporzione nel caso di un pneumatico radiale per autovettura è la seguente:

Gomma naturale e sintetica
48%
Nerofumo
23%
Acciaio
18%
Fibra tessile
3%
Prodotti chimici diversi
8%

Si calcola che il contenuto energetico necessario per produrre un pneumatico autovettura avente un peso medio di 7 chilogrammi sia equivalente a circa 27 litri di petrolio, mentre quello di un pneumatico industriale del peso di 60/70 chilogrammi sia pari a circa 100 litri di petrolio.

Partendo da questi dati, si può comprendere e addirittura misurare la saggezza del proverbio citato in premessa, ancor più se lo si riferisce alla ricostruzione di pneumatici.
Utilizzando la struttura portante dei pneumatici che al temine della loro prima vita hanno esaurito i pochi millimetri di gomma battistrada (20%), la ricostruzione sfrutta il potenziale valore residuo delle carcasse (80%) e, attraverso un processo di lavorazione che si avvale di macchinari ad alta tecnologia e di materiali in tutto simili a quelli originali, ripristina la funzionalità del pneumatico usato, restituendolo alla sua funzione originaria in tutta affidabilità e sicurezza.

Si tratta di requisiti irrinunciabili per un prodotto, come il pneumatico che svolge un ruolo determinante ai fini della sicurezza stradale e che non vengono in alcun modo disattesi o diminuiti dal ripristino del battistrada consumato nel corso del suo primo impiego.

Superato il periodo pionieristico degli Anni ’50, il pneumatico ricostruito ha acquisito la stessa dignità funzionale del pneumatico nuovo, con l’applicazione di rigidi standard di lavorazione dettati prima dalla norma italiana UNI 9950 del settembre 1996 e, recentemente, dai Regolamenti ECE/ONU 108 (pneumatici autovettura) e 109 (pneumatici per veicoli commerciali) del giugno 1998, che impongono al pneumatico ricostruito il superamento delle stesse prove previste per il pneumatico nuovo.

Con queste credenziali normative e con una dotazione tecnologica di prim’ordine, quanto ad impianti e materiali, il pneumatico ricostruito si è così scrollato di dosso le due motivazioni negative che ne impedivano sviluppo e affermazione, superando di fatto le antiche diffidenze circa la sua affidabilità, nonché l’errata etichetta di prodotto povero per utenti poveri.

Il discorso sulla sicurezza si è esaurito con la constatazione che anche le principali compagnie aeree montano pneumatici ricostruiti sui loro velivoli.
Il gigantesco Jumbo-Jet, ad esempio, fa abbondante uso di pneumatici ricostruiti realizzando ingenti economie, data la precoce usura dei pneumatici dovuta alle esasperate condizioni di esercizio in fase di decollo e di atterraggio.

A questo convincente testimone, si possono tranquillamente associare le aziende municipalizzate dei trasporti urbani che, impiegando sistematicamente pneumatici ricostruiti sotto i loro autobus di linea, possono realizzare considerevoli risparmi nei costi di esercizio, mantenendo inalterati gli elevati standard di sicurezza dei passeggeri.

I vantaggi della ricostruzione sono tali e tanti che anche nei Paesi a più elevato reddito pro-capite, il pneumatico ricostruito ha raggiunto buoni livelli di diffusione, in considerazione del fatto che i sempre più elevati costi di esercizio della motorizzazione e la diffusione della consapevolezza della necessità di rispettare l’ambiente stanno preparando la strada ad una nuova “cultura dei consumi” che vede nell’impiego del pneumatico ricostruito una valida alternativa al pneumatico nuovo e, comunque, una soluzione indispensabile per contenere la diffusione di rifiuti inquinanti.

Sul piano ecologico, la ricostruzione di pneumatici può essere classificata tra le industrie di riciclaggio, poiché riduce sensibilmente il numero di pneumatici nuovi di ricambio e ne ritarda lo smaltimento come rifiuto non più utilizzabile.

In questa sua funzione peculiare, la ricostruzione di pneumatici rientra nell’ambito dei criteri generali contenuti nella legislazione vigente, i cui principi ispiratori vanno nella direzione di privilegiare tutte quelle azioni che consentono di ridurre la quantità di rifiuti immessi nell’ambiente.

Sullo stesso argomento la Commissione Economica per l’Europa dell’ONU e la preposta commissione della CEE con due distinte risoluzioni hanno definito la ricostruzione di pneumatici come uno dei sistemi più convenienti per ritardare lo smaltimento di questi rifiuti, recuperando tra l’altro energia e materie prima per l’industria.

Sempre in tema di ecologia, nello studio preparatorio del programma triennale sui rifiuti, elaborato dall’Associazione “Amici della Terra” su incarico del Ministero dell’Ambiente con il supporto tecnico-scientifico dell’ENEA, sono racchiusi i principi generali e gli ambiti operativi cui deve essere ispirata la politica del Governo in materia.

Tra gli obiettivi di questo programma viene indicata come prioritaria la necessità di privilegiare, favorire, incentivare tutte le attività produttive che abbiano come fine:
la riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti; il recupero di materiali e di energie.

La ricostruzione di pneumatici si posiziona già oggi all’interno di questi principi generali, poiché rallenta il ricambio di pneumatici nuovi, ritarda il loro smaltimento come rifiuto non più utilizzabile, risparmia materie prime strategiche e petrolio ed in più costituisce la più efficiente rete di raccolta differenziata, in grado di demoltiplicare i siti di stoccaggio costituiti dagli oltre diecimila punti vendita di pneumatici.

Rimettendo in circolazione milioni di pneumatici ogni anno, l’industria della ricostruzione ha assicurato al nostro Paese, un notevole risparmio energetico di materie prime strategiche, sia per quanto riguarda il settore automobilistico e del trasporto industriale, sia per il comparto agricolo e per quello cantieristico (movimento terra).

Per valorizzare la spiccata vocazione ecologica della ricostruzione di pneumatici, l’Associazione Professionale di Categoria – A.I.R.P. – avviò nei primi Anni ’90 una campagna promozionale caratterizzata da questo slogan:

Nuova vita al pneumatico
Nuova vita all'ambiente
La Natura ringrazia.
 
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